Mi riconosco nella filosofia del Kintsugi, l'antica arte giapponese che ripara gli oggetti in ceramica valorizzandone le fratture con l'oro.
Le crepe non vengono nascoste: diventano parte integrante della loro storia e testimoniano la capacità di trasformarsi senza perdere la propria identità.
Allo stesso modo, credo che le nostre ferite, le fragilità e le parti più vulnerabili non siano difetti da eliminare, ma esperienze che, se comprese e accolte, possono rivelarsi una straordinaria risorsa.
"Avendo lavorato in molti contesti complessi ho capito che le ferite non definiscono chi siamo. Raccontano la strada che abbiamo percorso. Quando impariamo a integrarle, diventano il punto saldo da cui ripartire."
Integrazione, non cancellazione
Non si tratta di cancellare le nostre ombre, ma di riconoscerle e permettere che convivano con la nostra luce, le nostre risorse e i nostri valori autentici.